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lunedì 22 aprile 2013

Treno di notte per Lisbona

Sono andata al cinema per caso, perché il tempo era uggioso, non mi sentivo di fare altro. Abito in una cittadina di provincia, Ivrea, dove non ci sono i multi-sala e spesso mi devo accontentare di vedere quello che c'è...

...E mi sono ritrovata di fronte ad uno dei più bei film che io abbia mai visto in vita mia!


Profondissimo nella sua semplicità, scandaglia viaggiando nel tempo e nello spazio delle tematiche universali e lo fa in maniera non banale: la Vita e la Morte, l'eternità, la dimensione del  tempo, l'Amore, l'amicizia il significato degli Incontri (è soprattutto questo che mi ha colpita) sia fra persone, sia con gli oggetti e il significato simbolico che li accompagna...un libro che passa di mano in mano, non è un semplice libro ma è molto di più, ha un'anima.

Il protagonista (interpretato da Jeremy Irons) è un professore di latino greco ed ebraico, insonne, insoddisfatto della sua vita, una mattina come tante incontra su un ponte una ragazza che sta per tentare il suicidio, la salva, la porta in classe con sé. La ragazza scappa nuovamente lasciandogli un cappotto rosso, una copia di un libro di un autore portoghese e due biglietti di treno per Lisbona.





Il professore lascia tutto, prende il treno, legge il libro, nei cui pensieri ed interrogativi profondi si riconosce (era quello che si era sempre chiesto nella vita) e indaga sulla vita dell'autore:  Amadeo De Prado, un medico, che aveva partecipato alla resistenza contro il regime di Salazar.
In questa ricerca, incontra sia i protagonisti di questa storia del passato, quelli sopravvissuti, ma fa anche degli incontri nuovi.

Le immagini di Lisbona sono bellissime e sono accompagnate da frasi molto poetiche tratte dal libro, toccanti ma non smielate.
Un film commovente, di quelli che ti "ripuliscono dentro".
Gli attori sono tutti bravissimi, interpretano in modo naturale e vero.









Il continuo oscillare tra passato e presente mi ha ricordato "La finestra di fronte" di Ferzan Ozpetek, altro bellissimo film, che annovero fra i miei preferiti.
La figura della sorella del medico (che è poi colei che ha pubblicato i suoi scritti postumi) mi ha inquietata parecchio, ricordandomi la governante di "Rebecca la prima moglie" di Alfred Hitchcock.
Nonostante queste similitudini, il film non perde comunque di originalità e di caratteristiche sue proprie e "positive". Le similitudini sono solo delle associazioni di idee e di emozioni, che è mia abitudine fare.

Il film è tratto dal libro omonimo dello scrittore-filosofo Pascal Mercier, che mi propongo di cercare e leggere presto, e che spero mi dia le stesse emozioni.


copyright Miriam Caputo




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